|

|
Il ''Circolo Attori'' di Roma: tra storie e testi inediti
Su il sipario e ''Fuori l'autore''
da "Aprile on line" n.117 del 09/10/2004
di Rachele
Masci
Al di qua della facciata catodica che punta i riflettori sul miracolato di turno, prima e oltre la melassa della finzione di massa per una grande quantità di spettatori anestetizzati, esistono - con prova - attori per cui la professione e la professionalità non sono inezie.
Senza un tratteggio sommario del contesto in cui questi stessi si trovano ad operare e nel quale sostengono di "arrancare", la costituzione dell'associazione "Circolo Attori" non sembrerebbe, dal nome, nulla di più che un club dove neofiti e veterani dell'antico mestiere si ritrovano a passare le serate recitando magari l'Enrico IV (opera nobile però si sa vecchia come il cucco). Ma se si entra in maniera discreta in una delle loro riunioni, abituale appuntamento infrasettimanale nella sede provvisoria a San Saba, quartiere antico di Roma, si ha l'immediata conferma che quello stare insieme deriva "dalla volontà di superare le difficoltà" - come sostiene Salvatore Gioncardi, il presidente dell'associazione - e che la necessità di tutelare la dignità professionale unitamente al bisogno effettivo di esercitare un mestiere richiedono un impegno e un'unità d'intenti di più ampia portata.
Se il rammarico per il tempo che fu, quando si studiava al Centro sperimentale di cinematografia, quando ci si ritrovava al bar Quirino a parlare, ed essere attori significava far parte di un tutto e riconoscersi - se quel mondo lì non esiste più perché "apparire significa essere" - allora le soluzioni sono due: o scomparire o venirne fuori rinnovati aprendo altri canali di comunicazione. Convinti dell'opportunità della seconda soluzione, gli attori della Compagnia della Quercia fanno della riunione il luogo in cui avanzare progetti, discutere, mettere in piedi piani di lavoro che aprano altre porte se quelle ufficiali sono sigillate.
Da questo tipo di frequentazioni è nato "Fuori l'autore", un progetto in collaborazione con Dramma.it, lo spazio virtuale per chi si occupa di arte drammatica e teatro a vari livelli. L'idea è rendersi disponibili per mettere in scena testi inediti di giovani o affermati autori. Perché il teatro non sia soltanto luogo della memoria, al contrario si configuri come spazio in movimento allineato con i tempi. Una nuova drammaturgia e linguaggi freschi per realizzare una serie di corti teatrali. Già testato lo scorso anno, il progetto è cresciuto: per essere effettivo necessita di finanziamenti. E su questo punto la discussione si accende. Nella stanza del circolo si levano le voci di chi attore ci si nasce o almeno non si diventa per caso. Senza un albo che regolamenti la figura, con un sindacato che poco riesce a fare, con l'evidente caduta di stile della cultura italiana, l'elemento che può fare la differenza è creare effettivamente qualcosa.
L'attore "individualista per eccellenza" - afferma uno dei presenti - "si mette in discussione" e lo fa collocandosi in gruppo, aprendo il progetto agli studenti delle accademie ed estendendo il teatro agli spazi periferici.
"Noi stasera non è che dobbiamo fare la rivoluzione" esce fuori, affermazione spontanea che, negando, afferma il desiderio di un cambiamento indispensabile. Un problema, dunque, più politico che sindacale, porta a definire l'attore "una figura scomoda" e ad esigere una sussistenza economica, laddove "il rapporto di lavoro privilegia talvolta solo il produttore".
Il gruppo, nato due anni fa, può contare su una pluralità di esperienze: quaranta soci tra attori professionisti, autori e registi, con anni di lavoro alle spalle ma anche giovani e giovanissimi. La presenza, in quella compagnia, di una ragazza poco più che ventenne incuriosisce e testimonia, al tempo stesso, l'apertura e la voglia di ridare un senso all'attore, quello non per caso ma per professione.
|